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Parla, ricordo
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Il ricordo è a volte traditore, a volte saturo e dovizioso all’inverosimile; ci sono casi nei quali getta sul nostro passato sguardi labili e instabili come lacrime nella pioggia, ed altri ove ce ne restituisce una arazzo agucchiato con la più vertiginosa sottigliezza, completo di dettagli e particolari che faticheremmo a discernere ma perfino già solo a percepire in una scena che descrivessimo dal vivo. E un maestro nell’immortalare la memoria è Vladimir Nabokov: nei romanzi, ma anche e soprattutto in questo libro autobiografico; e tuttavia non si tratta mai d’un esercizio autobiografico pacificato e rasserenante come sanno essere, a volte, perfino le nostalgie d’una vita altra serena, evocatrici malinconiche delle neiges d’antan: il fuoco dell’esilio e l’occhio dell’entomologo impregnano le parole d’un’urgenza fredda che emerge in sciabolate di luce: words like violence break the silence. Molti passi mi hanno ricordato la pittura, ma non la pittura classica, nemmeno quella di oggetti, evocatrice fedelissima di metalli trasognati, di carnalità succose, di piumaggi vibratili, di vegetabili turgori, di lucide frenesie floreali: perfino gli strumenti musicali di Evaristo Baschenis, con la propria intatta fedeltà organologica fin nei riverberi della vernice d’un liuto, nello spessore d’una corda di viola, nella rastrematura d’un cavigliere, nella cesellatura d’un pirolo, serbano quello scarto lieve di tinta e luminosità che v’incunea un impalpabile ma deciso stacco dalla visione naturale. A me la prosa memorialistica di Nabokov, nel suo scandagliare allucinato e intenso il ricordo, fa pensare agli scorci urbani di Richard Estes o alle nature morte di Ralph Goings, col loro iperrealismo vetroso, la luce d’un’intensità delirante, così stagliati e a fuoco perfetto da risultare irreali, da ferire lo sguardo: Nabokov possiede un senso tattile della rimembranza, ne restituisce un’immagine che è assieme figura e oggetto da toccare avidamente; tutto in lui è al contempo visione, odore, suono, realtà solida che si avverte presente fra le dita. Nabokov è un incantatore sinestesico. E intanto sa essere, come sempre, anche sfuggente fino all’insolenza, sornione, pungente, beffardo; si diverte col lettore, lo vuole magari ammirato, ma sempre vigile, collaborativo, critico, intelligente: non sa che fare dei lettori pigri. E la Russia, nel mentre, viene a galla fra le nebbie: una Russia eterna e una peculiare, tutta di Nabokov, che con brio malizioso prende a gabbo la Russia eterna degli slavofili e quella dei bolscevichi. Un incantatore sinestesico, ma anche un incantatore acrobata: il Nostro cammina sulle punte tra la fedeltà visionaria verso una concretezza dalla densità quasi insostenibile, fardée et peinte comme au temps des bergeries, e una levità fuggevole come il manto d’una farfalla. E infatti parlare della sua prosa è impossibile senza rievocarla per metafore; ma d’altronde, non è proprio la metafora ciò che rende umano il linguaggio? E così, visioni trapassate feriscono e dileguano. Restano nell’animo concrezioni guizzanti d’esaltazione ammirata, frammiste a un sapore languido, evanescente di salato tout en chantant sur le mode mineur: un brivido rattristato e soave, una pioggerella d’autunno dai sentori vagamente di fougère: e, si sa, rainy days never say goodbye.
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Parla, ricordo.
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June 17, 2018
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Started Reading
June 17, 2018
– Shelved
June 28, 2018
–
Finished Reading
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message 1:
by
Roberto
(new)
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rated it 1 star
Jun 28, 2018 12:25PM
Purtroppo non ho provato le tue stesse sensazioni leggendo il libro. Non ricordo di avere avuto un barlume di interesse nella lettura. Problema mio, probabilmente :-(
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Roberto wrote: "Purtroppo non ho provato le tue stesse sensazioni leggendo il libro. Non ricordo di avere avuto un barlume di interesse nella lettura. Problema mio, probabilmente :-("Incredibile come uno stesso libro possa entusiasmare o lasciar freddo un lettore! La letteratura è un bel mistero, e me ne rendo sempre più conto.:-)
Bravissimo tu. Con Nabokov ho fasi alterne, sentimenti alterni...ma non ho dubbi che siamo di fronte a un grande della letteratura.
Non posso che ringraziare tutti per le gentili parole: ma più che altro è merito di Nabokov, la cui scrittura sopraffina invita a scriverne il meglio possibile.





