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Il filo del rasoio
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ASPRO IL CAMMINO VERSO LA SALVEZZA

Il primo film dal romanzo di Maugham è del 1946, due anni dopo la pubblicazione. A giudicare dalla foto, le montagne sono ricostruite e dipinte in studio.
Per alcuni (molti) il romanzo migliore di Maugham. Di sicuro il suo più celebre.
Per me un’altra occasione per Maugham di dimostrare quanto bene sappia scrivere storie emozionanti. Come se fosse la cosa più semplice e naturale del mondo.
Per lui.

Il film fu diretto da Edmund Goulding, Tyrone Power era Larry, con una decina d’anni in più, e Gene Tierny era Isabel.
Sembra il romanzo di Elliot, vecchio snob, che si preoccupa solo di feste mondanità e posizione sociale: ma nel profondo nasconde la consapevolezza di non poter mostrare il suo vero io, ben più umano e compassionevole di quanto appaia, perché circondato da un ambiente superficiale e ‘borghese’.
Ma sembra anche il romanzo di Isabel, nipote di Elliot, la quale appare davvero innamorata di Larry, ma non riesce ad aspettarlo: e soprattutto non sa rinunciare a lusso e agi. Perciò sposerà un uomo che non ama, ma saprà garantirle quel tenore di vita cui lei tiene tanto. E passerà il resto della sua vita a rimpiangere Larry.
E non è neppure il romanzo di Gray che sposerà Isabel, nemmeno quello di Sophie o di Suzanne Rouvier…

In piedi a sn Herbert Marshall che interpreta W. Somerset Maugham. Seduto a sn Clifton Webb che è lo zio Elliot. Al centro Anne Baxter nel ruolo di Sophie, per il quale vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista.
In verità, è il romanzo di Larry. È lui il vero protagonista. Quello che cammina sul filo del rasoio.
È difficile camminare sul filo del rasoio; così, dice il saggio, è aspro il cammino verso la salvezza.
Così recita l’epigrafe presa dalle Upanishad.
Larry è giovane, bello, intelligente, affascinante, ricco. Ma è stato aviatore nella Grande Guerra, ha visto da vicino l’orrore, ha visto morire un suo compagno per salvargli la vita. Un trauma che non riesce a superare, non riesce a tornare alla vita di prima, a quella che lo aspetterebbe (e gli spetterebbe) sposando Isabel.
Ha bisogno di cercare l’illuminazione, una regola di vita che gli soddisfi la testa e il cuore, e ha bisogno di cercare se stesso.
La sua ricerca lo porta a camminare sul filo del rasoio perché è aspro il cammino verso la salvezza.
Rinuncia: Larry rinuncia ai soldi, a una vita di sicurezza e svaghi. Preferisce vivere con poco. Preferisce cercare la sua strada come minatore, o meccanico, o mozzo di nave. Preferisce andare in India (un quarto di secolo prima che ci arrivino i Beatles e i figli dei fiori: il romanzo di Maugham è stato pubblicato nel 1944).

L’io narrante, però, assiste alle vicende, le segue, più che prendere parte. Perché, con colpo da maestro, il narratore in prima persona è uno scrittore che rispecchia fedelmente lo spesso Maugham:
Non ho mai cominciato un romanzo con maggiore apprensione. Lo choiamo un romanzo, badate, solo perché non saprei che altro nome dargli. Ho pochi fatti da raccontare e non chiudo né con una morte né con un matrimonio.
Amico dello zio Elliot, vino entrambi preferibilmente a Parigi, senza disdegnare Chicago: ma Parigi è sempre Parigi, specie per gli americani.

Il remake del 1984 mantiene il titolo orginale, è diretto da John Byrum, elimina il personaggio di Maugham, e rende più importante Sophie di Isabel.
Non c’è moralismo in Maugham, non c’è critica alla società borghese e capitalista, non c’è gusto civettuole dell’alternativo, non c’è tentazione di “vendetta” per l’essere rimasto orfano, per la sua omosessualità che ha richiesto molto tempo prima di poter essere vissuta in libertà.
C’è attenzione verso il prendere coscienza di sé. Per scelte non scontate, e non obbligate. Per il lato indefinibile, sfuggente e inafferrabile della vita. C’è attenzione per la spiritualità – orientale in questo caso, ma che non esclude quella dell’occidente – attenzione interesse per sentieri esistenziali diversi, per dolore e incertezza, per profondità e rinascita.

Il protagonista Larry è interpretato da Bill Murray.
Se Maugham scrive libri di intrattenimento, viva la letteratura d’intrattenimento.
E se anche gli intellettuali inarcheranno le sopracciglia, noialtri, il grande pubblico, amiamo tutti, nel fondo dei nostri cuori, le storie a lieto fine e forse la mia conclusione, così com’è, piacerà ai più.

Theresa Russell è Sophie Macdonald, l’amica che muore.

Il primo film dal romanzo di Maugham è del 1946, due anni dopo la pubblicazione. A giudicare dalla foto, le montagne sono ricostruite e dipinte in studio.
Per alcuni (molti) il romanzo migliore di Maugham. Di sicuro il suo più celebre.
Per me un’altra occasione per Maugham di dimostrare quanto bene sappia scrivere storie emozionanti. Come se fosse la cosa più semplice e naturale del mondo.
Per lui.

Il film fu diretto da Edmund Goulding, Tyrone Power era Larry, con una decina d’anni in più, e Gene Tierny era Isabel.
Sembra il romanzo di Elliot, vecchio snob, che si preoccupa solo di feste mondanità e posizione sociale: ma nel profondo nasconde la consapevolezza di non poter mostrare il suo vero io, ben più umano e compassionevole di quanto appaia, perché circondato da un ambiente superficiale e ‘borghese’.
Ma sembra anche il romanzo di Isabel, nipote di Elliot, la quale appare davvero innamorata di Larry, ma non riesce ad aspettarlo: e soprattutto non sa rinunciare a lusso e agi. Perciò sposerà un uomo che non ama, ma saprà garantirle quel tenore di vita cui lei tiene tanto. E passerà il resto della sua vita a rimpiangere Larry.
E non è neppure il romanzo di Gray che sposerà Isabel, nemmeno quello di Sophie o di Suzanne Rouvier…

In piedi a sn Herbert Marshall che interpreta W. Somerset Maugham. Seduto a sn Clifton Webb che è lo zio Elliot. Al centro Anne Baxter nel ruolo di Sophie, per il quale vinse l’Oscar come migliore attrice non protagonista.
In verità, è il romanzo di Larry. È lui il vero protagonista. Quello che cammina sul filo del rasoio.
È difficile camminare sul filo del rasoio; così, dice il saggio, è aspro il cammino verso la salvezza.
Così recita l’epigrafe presa dalle Upanishad.
Larry è giovane, bello, intelligente, affascinante, ricco. Ma è stato aviatore nella Grande Guerra, ha visto da vicino l’orrore, ha visto morire un suo compagno per salvargli la vita. Un trauma che non riesce a superare, non riesce a tornare alla vita di prima, a quella che lo aspetterebbe (e gli spetterebbe) sposando Isabel.
Ha bisogno di cercare l’illuminazione, una regola di vita che gli soddisfi la testa e il cuore, e ha bisogno di cercare se stesso.
La sua ricerca lo porta a camminare sul filo del rasoio perché è aspro il cammino verso la salvezza.
Rinuncia: Larry rinuncia ai soldi, a una vita di sicurezza e svaghi. Preferisce vivere con poco. Preferisce cercare la sua strada come minatore, o meccanico, o mozzo di nave. Preferisce andare in India (un quarto di secolo prima che ci arrivino i Beatles e i figli dei fiori: il romanzo di Maugham è stato pubblicato nel 1944).

L’io narrante, però, assiste alle vicende, le segue, più che prendere parte. Perché, con colpo da maestro, il narratore in prima persona è uno scrittore che rispecchia fedelmente lo spesso Maugham:
Non ho mai cominciato un romanzo con maggiore apprensione. Lo choiamo un romanzo, badate, solo perché non saprei che altro nome dargli. Ho pochi fatti da raccontare e non chiudo né con una morte né con un matrimonio.
Amico dello zio Elliot, vino entrambi preferibilmente a Parigi, senza disdegnare Chicago: ma Parigi è sempre Parigi, specie per gli americani.

Il remake del 1984 mantiene il titolo orginale, è diretto da John Byrum, elimina il personaggio di Maugham, e rende più importante Sophie di Isabel.
Non c’è moralismo in Maugham, non c’è critica alla società borghese e capitalista, non c’è gusto civettuole dell’alternativo, non c’è tentazione di “vendetta” per l’essere rimasto orfano, per la sua omosessualità che ha richiesto molto tempo prima di poter essere vissuta in libertà.
C’è attenzione verso il prendere coscienza di sé. Per scelte non scontate, e non obbligate. Per il lato indefinibile, sfuggente e inafferrabile della vita. C’è attenzione per la spiritualità – orientale in questo caso, ma che non esclude quella dell’occidente – attenzione interesse per sentieri esistenziali diversi, per dolore e incertezza, per profondità e rinascita.

Il protagonista Larry è interpretato da Bill Murray.
Se Maugham scrive libri di intrattenimento, viva la letteratura d’intrattenimento.
E se anche gli intellettuali inarcheranno le sopracciglia, noialtri, il grande pubblico, amiamo tutti, nel fondo dei nostri cuori, le storie a lieto fine e forse la mia conclusione, così com’è, piacerà ai più.

Theresa Russell è Sophie Macdonald, l’amica che muore.
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Reading Progress
Started Reading
January 7, 1982
–
Finished Reading
July 21, 2020
– Shelved
July 21, 2020
– Shelved as:
inglese
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message 1:
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Gabril
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Jul 21, 2020 11:12PM
Un Maugham che mi manca...e quindi subito in lista!
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Bellissima recensione, Orso. Hai ragione a dire che Maughan non ha mai avuto la sensazione di dover commentare le attuali questioni politiche né criticare le persone. Vedo che dovrò leggere presto Maughan.
Anche a me manca questo libro dell'autore, di cui amo la scrittura. E' da un po' che non lo leggo, dopo la delusione di "Il velo dipinto", ma non l'ho affatto depennato definitivamente.Notevole, Orso, la tua recensione.
Hanneke wrote: "Bellissima recensione, Orso. Hai ragione a dire che Maughan non ha mai avuto la sensazione di dover commentare le attuali questioni politiche né criticare le persone. Vedo che dovrò leggere presto ..."Grazie Hanneke! 🤗
Emilio wrote: "Anche a me manca questo libro dell'autore, di cui amo la scrittura. E' da un po' che non lo leggo, dopo la delusione di "Il velo dipinto", ma non l'ho affatto depennato definitivamente.Notevole, O..."
Grazie Emilio.
Credo che insieme a "Schiavo d'amore" e "La luna e sei soldi", questo sia il libro più importante di Maugham.

