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Prima che sia notte
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Ma dopo vent'anni di repressione, come avrei potuto stare zitto davanti a quei crimini? E inoltre non mi sono mai considerato né di sinistra né di destra, né voglio essere catalogato sotto qualunque etichetta di opportunismo politico. Io racconto la mia verità, come un ebreo che abbia sofferto il razzismo o un russo che sia stato in un gulag, come qualunque essere umano che abbia avuto gli occhi per vedere le cose come sono.
Libro che mi instilla vari dubbi.
Dal punto di vista storico-politico è sicuramente un libro importante, anche se la credibilità viene minata da fanfaronate ed esagerazioni sulla sua vita privata (4000 amanti fino a 24 anni), brani e aneddoti molto numerosi che sembrano vanterie da adolescente, con descrizioni di amplessi fisiologicamente e acrobaticamente impossibili e che alla lunga potrebbero far venire dei dubbi sulla veridicità di alcune vicende raccontate anche se non riguardanti la vita privata dell'autore.
In una biografia, e in un uomo, tutto partecipa a stabilirne la credibilità e queste parti sono importanti per capire l'uomo in questione.
Nulla importa che siano storie omosessuali. Sarebbe lo stesso se fossero eterosessuali.
Le esagerazioni di stampo machista quindi possono influire sulla percezione della verità.
Strano anche che non venga mai nominato Ernesto Guevara, uno dei protagonisti della rivoluzione cubana. Mai citato in questo libro. Uomo simbolo, forse più di Castro per chi vive all'estero, in tutto il mondo quando si parla di rivoluzionari che hanno cambiato la storia.
Ciò non toglie, però, che le storie raccontate da Ameras siano un bel pugno nello stomaco, che descrivono una realtà piuttosto plausibile e simile a quella raccontata da altri scrittori su altre dittature. Insomma, mi viene da pensare che la parte storico-politica sia vera anche se non ho mai sentito Gianni Minà raccontare storie del genere, ma lui era amico di Fidel (un uomo buono, dice lui) e viveva una realtà falsata da quello che il regime voleva far vedere all'estero e quindi dubito fortemente della sua obiettività.
Pensando a Minà mi viene da riflettere rileggendo questo passo:
Scoprii un animale inesistente a Cuba: il comunista di lusso. Ricordo che durante un banchetto all'Università di Harvard un professore tedesco mi disse: «Posso capire che tu abbia sofferto nel tuo paese, ma io sono un grande ammiratore di Fidel Castro e apprezzo quel che ha fatto a Cuba». In quel momento il professore aveva un enorme piatto di cibo davanti e io gli dissi: «Mi sembra bello che lei ammiri Fidel Castro, ma allora non può finire il piatto che ha davanti, perché nessuna delle persone che vivono a Cuba, salvo gli alti funzionari, può mangiare roba simile». Presi il piatto e lo lanciai contro il muro.
Per lui non sono molto diversi dai fascisti:
I miei incontri con questa sinistra godereccia e fascista furono abbastanza polemici.
Il governo cubano ha negato che ci fosse una persecuzione nei confronti degli omosessuali e ovviamente tutti questi illustri giornalisti hanno creduto a queste dichiarazioni.
Mi chiedo come un giornalista come Minà non si ponga il minimo dubbio su questi fatti continuando a idolatrare un personaggio di dubbia moralità.
La parte della detenzione al morro è piuttosto bella e angosciante, come anche la sua infanzia, appassionante da leggere. Il libro alterna fasi bellissime per come è scritto ad altre francamente banali e stereotipate ma penso che abbia a che fare con quella società fortemente machista che lui stesso racconta avere influenzato moltissimo il suo carattere nonostante le sue inclinazioni sessuali.
Per questi motivi l'ho apprezzato ma non amato.
Ci sono anche commenti curiosi su scrittori celebri e sue particolari riflessioni tipo questa:
Uno dei casi più vistosi di ingiustizia intellettuale di questo secolo fu quello di Jorge Luis Borges, al quale venne sistematicamente negato il Premio Nobel per il suo credo politico. Borges è uno degli scrittori latinoamericani più importanti di questo secolo, forse il più importante; ma nonostante questo il Premio Nobel lo hanno dato a Gabriel Garcia Màrquez, scimmiottatore di Faulkner, amico personale di Castro e opportunista nato. La sua opera, salvo qualche indubbio merito, è piena di populismo, di cianfrusaglieria: non arriva all'altezza dei grandi scrittori morti nell'oblio o trascurati.
È però un libro che si deve leggere, almeno per eliminare un po' quell'alone di divinità che si è dato negli anni a Fidel, dittatore come tutti i dittatori, e per porci delle domande sulla realtà dei fatti che ancora oggi non è poi così chiara visto che le uniche cose che sappiamo di Cuba sono comunque quelle volute dal regime o quelle scritte e raccontate dai dissidenti, che però a quanto pare, e lo scrive anche Arenas in questo libro, spesso non vengono creduti.
Però quella mancanza di Guevara mi puzza...
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Ma dopo vent'anni di repressione, come avrei potuto stare zitto davanti a quei crimini? E inoltre non mi sono mai considerato né di sinistra né di destra, né voglio essere catalogato sotto qualunque etichetta di opportunismo politico. Io racconto la mia verità, come un ebreo che abbia sofferto il razzismo o un russo che sia stato in un gulag, come qualunque essere umano che abbia avuto gli occhi per vedere le cose come sono.
Libro che mi instilla vari dubbi.
Dal punto di vista storico-politico è sicuramente un libro importante, anche se la credibilità viene minata da fanfaronate ed esagerazioni sulla sua vita privata (4000 amanti fino a 24 anni), brani e aneddoti molto numerosi che sembrano vanterie da adolescente, con descrizioni di amplessi fisiologicamente e acrobaticamente impossibili e che alla lunga potrebbero far venire dei dubbi sulla veridicità di alcune vicende raccontate anche se non riguardanti la vita privata dell'autore.
In una biografia, e in un uomo, tutto partecipa a stabilirne la credibilità e queste parti sono importanti per capire l'uomo in questione.
Nulla importa che siano storie omosessuali. Sarebbe lo stesso se fossero eterosessuali.
Le esagerazioni di stampo machista quindi possono influire sulla percezione della verità.
Strano anche che non venga mai nominato Ernesto Guevara, uno dei protagonisti della rivoluzione cubana. Mai citato in questo libro. Uomo simbolo, forse più di Castro per chi vive all'estero, in tutto il mondo quando si parla di rivoluzionari che hanno cambiato la storia.
Ciò non toglie, però, che le storie raccontate da Ameras siano un bel pugno nello stomaco, che descrivono una realtà piuttosto plausibile e simile a quella raccontata da altri scrittori su altre dittature. Insomma, mi viene da pensare che la parte storico-politica sia vera anche se non ho mai sentito Gianni Minà raccontare storie del genere, ma lui era amico di Fidel (un uomo buono, dice lui) e viveva una realtà falsata da quello che il regime voleva far vedere all'estero e quindi dubito fortemente della sua obiettività.
Pensando a Minà mi viene da riflettere rileggendo questo passo:
Scoprii un animale inesistente a Cuba: il comunista di lusso. Ricordo che durante un banchetto all'Università di Harvard un professore tedesco mi disse: «Posso capire che tu abbia sofferto nel tuo paese, ma io sono un grande ammiratore di Fidel Castro e apprezzo quel che ha fatto a Cuba». In quel momento il professore aveva un enorme piatto di cibo davanti e io gli dissi: «Mi sembra bello che lei ammiri Fidel Castro, ma allora non può finire il piatto che ha davanti, perché nessuna delle persone che vivono a Cuba, salvo gli alti funzionari, può mangiare roba simile». Presi il piatto e lo lanciai contro il muro.
Per lui non sono molto diversi dai fascisti:
I miei incontri con questa sinistra godereccia e fascista furono abbastanza polemici.
Il governo cubano ha negato che ci fosse una persecuzione nei confronti degli omosessuali e ovviamente tutti questi illustri giornalisti hanno creduto a queste dichiarazioni.
Mi chiedo come un giornalista come Minà non si ponga il minimo dubbio su questi fatti continuando a idolatrare un personaggio di dubbia moralità.
La parte della detenzione al morro è piuttosto bella e angosciante, come anche la sua infanzia, appassionante da leggere. Il libro alterna fasi bellissime per come è scritto ad altre francamente banali e stereotipate ma penso che abbia a che fare con quella società fortemente machista che lui stesso racconta avere influenzato moltissimo il suo carattere nonostante le sue inclinazioni sessuali.
Per questi motivi l'ho apprezzato ma non amato.
Ci sono anche commenti curiosi su scrittori celebri e sue particolari riflessioni tipo questa:
Uno dei casi più vistosi di ingiustizia intellettuale di questo secolo fu quello di Jorge Luis Borges, al quale venne sistematicamente negato il Premio Nobel per il suo credo politico. Borges è uno degli scrittori latinoamericani più importanti di questo secolo, forse il più importante; ma nonostante questo il Premio Nobel lo hanno dato a Gabriel Garcia Màrquez, scimmiottatore di Faulkner, amico personale di Castro e opportunista nato. La sua opera, salvo qualche indubbio merito, è piena di populismo, di cianfrusaglieria: non arriva all'altezza dei grandi scrittori morti nell'oblio o trascurati.
È però un libro che si deve leggere, almeno per eliminare un po' quell'alone di divinità che si è dato negli anni a Fidel, dittatore come tutti i dittatori, e per porci delle domande sulla realtà dei fatti che ancora oggi non è poi così chiara visto che le uniche cose che sappiamo di Cuba sono comunque quelle volute dal regime o quelle scritte e raccontate dai dissidenti, che però a quanto pare, e lo scrive anche Arenas in questo libro, spesso non vengono creduti.
Però quella mancanza di Guevara mi puzza...
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May 21, 2013
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May 27, 2013
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May 31, 2013
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message 1:
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Noce
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May 31, 2013 10:47AM
Insomma da prendere con le pinze, come ogni volta che si parla di Storia.
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Penso di sì. Conosco poco la storia di Cuba e forse è ancora troppo presto per sapere cosa c'è di vero e cosa di falso.Le cose che racconta sul regime però paiono tutte plausibili e sono molto simili, tra l'altro, a quelle raccontate da Jung Chang sulla dittatura maoista nel libro Cigni selvatici.
A prescindere dalla parte politica del dittatore di turno, fascista o comunista, i metodi repressivi sono gli stessi e non sono poi molto diversi anche dalle critiche in salsa distopica di Orwell sul comunismo russo.
Anche io non sono molto ferrata sulla storia di Cuba, in generale non sono ferratissima in storia, e così il rischio è sempre che davanti alle cose "spiacevoli" (che sono un fatto) si prenda per oro colato tutto quello che vien detto/scritto. Per questo apprezzo la tua recensione, perché è obiettiva e dubitativa, ed è lo spirito critico con cui è giusto che si leggano cose del genere.

