Orsodimondo's Reviews > I beati anni del castigo

I beati anni del castigo by Fleur Jaeggy
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10490224
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bookshelves: italiana
Read 2 times. Last read February 2025.

OGNI COSA È SEMPRE QUALCOS’ALTRO



Cercavo la solitudine e forse l’assoluto. Ma invidiavo il mondo.

Viene da definirla chirurgica la scrittura di Fleur Jaeggy per quanto è precisa e perché incide come un bisturi. E sembra andare a fondo anche quando rimane in superficie. “Concisa come un epitaffio.”
(Poi, certo, scrittura-chirurgica è definizione abusata, come atmosfera-kafkiana.)
Taglia scrivendo, questo io-narrante che non si dà mai un nome, non dimostra la sua età, e si racconta quindicenne selvaggia, fredda, scostante, forse anche ribelle, in un collegio svizzero femminile circondato da boschi e montagne, nel secondo dopoguerra. Un istituto dove anche il personale è essenzialmente femminile.

Per me è impossibile non pensare a un altro collegio femminile, secluso e recluso, in quella storia ambientata qualche decennio prima, inizio secolo, o forse invece fin-de-siècle, dal titolo misterioso di Mine-Haha (ovvero dell’educazione fisica delle fanciulle).



Frédérique arriva al collegio e diventa protagonista col suo vivere ritirata, isolata, a parte la compagnia dell’io-narrante, coi suoi eloquenti silenzi, con la sua bella fronte alta, dove i pensieri si potevano toccare, dove generazioni passate le avevano tramandato talento, intelligenza, fascino. Per l’io-narrante – probabile, almeno in parte, alter ego della stessa Jaeggy – Frédérique diventa un modello e una vetta da conquistare al punto da imparare a imitarne la grafia. Ma non per questo rinuncia alle sue passeggiate solitarie mattutine, a svegliarsi alle cinque.
Frédérique tornerà in due brevi apparizioni anche dopo i “beati anni” dei collegi, solo che ormai è ospite del manicomio da vent’anni e se continuava così avrebbe preso la via del cimitero. Un po’ quanto successo a Robert Walser, nominato nell’incipit, anche lui ospite del manicomio, ritrovato morto nella neve a interrompere una delle sue eterne passeggiate.



Più che seguire un arco temporale, il racconto della Jaeggy avanza per analogia anziché cronologia, il presente e l’imperfetto si mischiano e incrociano. Così come la scrittura sembra costruita sul contrasto e l’opposizione: di conseguenza, il colore del fuoco è celestiale, qualcuno è abissalmente cortese, la dolcezza ha la stessa intensità della collera, Paradiso e Aurora sono nomi violenti, la vivacità è spossata, qualcuno è appassionatamente timido, la vendetta è esaudita, l’innocenza è rude e pedante, l’allegria può diventare tetra, l’allegria è difficile da sopportare, “vetusta è l’infanzia”…
Pensavo agli opposti che si toccano, a una sorta di gioco fra i contrari, che diventa una simbiosi.
In fondo, l’io-narrante, come già detto, ha carattere ribelle e selvaggio.


Come sulla copertina, interni con donna di spalle opere di Vilhelm Hammershøi.
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Reading Progress

Started Reading
July, 1991 – Finished Reading
Started Reading
February, 2025 – Finished Reading
February 9, 2025 – Shelved
February 9, 2025 – Shelved as: italiana

Comments Showing 1-2 of 2 (2 new)

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message 1: by Emilio (new)

Emilio Berra La tua bella recensione, Orso, mi ha incuriosito.
Il titolo del libro è piuttosto noto, ma non ho mai letto l'autrice.


message 2: by Orsodimondo (last edited Dec 11, 2025 11:23AM) (new) - rated it 4 stars

Orsodimondo Emilio wrote: "La tua bella recensione, Orso, mi ha incuriosito.
Il titolo del libro è piuttosto noto, ma non ho mai letto l'autrice."



Grazie Emilio.
Sana curiosità!


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